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Mara Maionchi pubblicità preservativo Durex

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Mara Maionchi ha un’età… «Ma certo, figurati se mi trincero dietro questioni di cavalleria: dillo pure, anzi lo dico io. Ad aprile compio 80 anni. L’anagrafe parla chiaro: qualcosa nella mia vita ho visto e fatto. Per questo, quando Durex mi ha contattata, sono stata felice di prestare la mia voce, per fortuna o purtroppo assai riconoscibile, per dare il via a una campagna necessaria: ragazzi, usate il preservativo».

Il video, diventato presto virale sul Web, è un dinamico gioco grafico che dura poco più di un minuto e mette nero su bianco i numeri della questione, raccontati dalla Maionchi: secondo una ricerca realizzata su un campione di oltre 15 mila giovani tra gli 11 e 24 anni promossa da Durex, colosso nel mercato dei profilattici e del benessere sessuale, e da Skuola.net, l’utilizzo del preservativo è una pratica non ancora pienamente consolidata.

Solo il 50 per cento dei ragazzi usa proteggersi durante un rapporto sessuale. Significa che metà di loro mette a rischio la propria salute, ignorando che sono oltre 20 le infezioni sessualmente trasmissibili. Tra queste, non va mai dimenticato il virus dell’Hiv. «Oggi incute meno timore perché può essere trattata», spiega Mara, «ma non dobbiamo perdere di vista il rovescio della medaglia: perché rischiare di doversi curare tutta la vita quando indossando il preservativo si abbatte il pericolo? Senza contare la possibilità di gravidanze indesiderate.

Dunque occorre parlare di sesso sicuro e superare i non detti ancora assai radicati». È difficile immaginare un divulgatore più efficace di Mara Maionchi. «Io non giudico, non faccio illazioni. Non entro nelle camere da letto. Dico solo di proteggersi, quel che accade nell’intimità è affare privato. A me interessa che a quel letto si arrivi con un alleato a portata di mano: il preservativo. E devo dire che alcuni tabù sono duri a cadere.

Per esempio: ma chi l’ha detto che deve essere il maschio a portare in tasca il condom? Se l’obiettivo è preservarsi, anche le ragazze devono imparare a portarlo in borsa, senza avere il timore di essere giudicate. Non è mancanza di fiducia nei confronti del partner, è desiderio di mettersi al sicuro». Parlarne, dicevamo, è già un primo passo per vincere la disinformazione. Dice sempre la ricerca di cui sopra che meno del 60 per cento dei giovani è solito discutere di sesso protetto con i genitori.

E solo il 26 per cento degli adulti consiglia il condom per la prevenzione dalle infezioni sessualmente trasmissibili. Se non ne parlano in casa, i ragazzi cercano sempre più spesso le risposte sul Web, dove però fioriscono le fake news che veicolano comportamenti errati e pericolosi. A rendere la comunicazione sull’uso dei condom più facile è arrivato di recente anche un decreto firmato dal viceministro Pierpaolo Sileri, che elimina l’autorizzazione preventiva del ministero della Salute per la pubblicità sui preservativi. «Un passo in più, segno che i tempi stanno davvero cambiando, anche se purtroppo, come ci dicono i dati, l’omertà regna ancora sovrana nelle famiglie.

La mia generazione arrivava al primo rapporto senza preparazione. Ricordo mia madre, donna per l’epoca molto moderna: quando mi trasferii ventenne a Milano mi affidò solo un consiglio: “Stai attenta”. In quel monito c’era tutto. Forse era sufficiente: si conosceva il sesso a un’età avanzata – io poi ci sono arrivata molto in là – e si dava per scontato che qualche informazione per quanto sommaria l’avresti comunque avuta. Poco influiva l’ambiente che si frequentava. Tutti pensano che quello della musica, nel quale cominciai a muovermi negli Anni 60, fosse più smaliziato. Sì, si parlava di sesso, ma senza scendere nei dettagli».