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George Clooney i suoi primi 60 anni

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L’unica piccola soddisfazione, per noi maschietti, è che invecchia anche lui. La frustrazione, questa perenne invece, è che invecchiando migliora, come il vino, e diventa sempre più bello e fascinoso.

George Clooney festeggia il 6 maggio i suoi primi 60 anni, senza che questo cambi di una virgola la sua condizione privilegiata: ammirato (dalle donne) invidiato (dagli uomini) con al fianco una moglie bellissima e intelligentissima, e tante parti al cinema da scegliere, tanto problemi di “provini” lui non ne ha più.

Sembra di conoscerlo da sempre Clooney, il suo sorriso intrigante, il suoi capelli sale e pepe. Eppure in realtà non sono passati molti anni da quando era un attore emergente, “rivelato” da una serie Tv di grande successo E R. Medici in prima linea, in cui non era nemmeno il protagonista.

Aveva già superato da un pezzo i 30 anni, all’epoca, e forse quella era l’ultima occasione per sfondare dopo tanti anni di parti minori. Colta al volo. Da allora George non si è più fermato, inanellando un film di successo dopo l’altro, un’interpretazione felice dopo l’altra, ma in fondo ripetendo sempre lo stesso  personaggio: l’uomo brillante, affascinante, un po’ scettico, che affronta con leggerezza i problemi della vita, consapevole che basterà un suo “sorriso magico”, un ammiccamento, un po’ di fortuna a cavarsela in ogni situazione.
George Clooney, infatti, non è un attore, ma una “maschera”.

Che significa? Che un Roberto De Niro, per fare un esempio, per entrare in un parte deve studiarsela per bene, deve esercitarsi, deve “entrare” nel ruolo, viverlo. Clooney invece in ogni film, comico, drammatico, impegnato, porta sempre e solo se stesso: il suo carisma di uomo “bello e fatale”, l’aura di ottimismo e buonumore che sparge quasi inconsapevolmente intorno a sé.

E una colpa? Nient’affatto, anzi è una grande dote. Che ricorda quella di un altro “big” di Hollywood, Cary Grant. Stessa bellezza, medesima eleganza innata, identico carisma: Cary Grant non interpretava i film, era il film: la gente andava al cinema per lui, perché era garanzia di qualità, di serenità di allegria, di di simpegno.

Il che ha impedito, sia a Clooney che a Grant (che era uno degù attori prediletti di Hitchcock), di recitare in pellicole dai temi forti, drammatici. Ma la loro abilità è stata sempre quella di essere un passo avanti al copione, alla trama, al regista. Di essere fino in fondo se stessi, gli idoli del pubblico, senza mai nascondersi dietro un ruolo o un personaggio.

Chi sa quanto George Clooney è davvero George Clooney anche nella vita. Certo, facciamo fatica a considerarlo un comune mortale, come noi, alle prese con delusioni, malattie, inconvenienti, a immaginarlo mentre perde le staffe, oppure passeggia per casa in ciabatte.

Cary Grant (sempre per continuare il parallelismo) disse una volta: «Non facile essere Cary Grant, nemmeno per me», lasciando capire che, in fondo, recitava una parte anche nella vita. Forse anche Clooney, chi sa, qualche volta è di malumore, brusco, rabbioso, insomma, diverso dal Clooney che amiamo.

Ma tutto lascia pensare che quel sorriso sbarazzino, quella leggerezza facciano parte davvero del suo modo di essere. Di certo, non è un dongiovanni solo sullo schermo: tra le sue conquiste ci sono la bellissima collega Talia Balsam, la nostra Elisabetta Canalis, la splendida modella Lisa Snowdon. Ora si è accasato con Amai Alamuddin, avvocatessa di origine libanese, da cui quattro anni fa ha avuto due gemelli, Ella e Alexander, e realizzando così anche il sogno della famiglia.

Tutto quello che tocca diventa ~ro, non solo i film e la pubblicità (per cui è uno dei testimonial più pagati), ma anche le attività imprenditoriali, per esempio la distilleria i di Tequila Casamigos, comprata quasi per gioco e rivenduta a prezzi h stellari.
w C’è chi dice abbia r una sola ambizione non soddisfatta, quella della politica. Tanti, forse un po’ – malignamente, hanno pensato che Amai sia stata scelta perché “first lady” ideale di un Clooney Presidente degli Stati Uniti, ovviamente a sinistra, nelle file dei Democratici. Ma a questo crediamo poco.

In primo luogo perché, se così fosse, probabilmente ci avrebbe già tentato l’anno scorso, invece di lasciare spazio a Joe Biden. E poi perché, ce lo vedete voi uno come Clooney lanciare un ultimatum, decidere un lockdown, affrontare una crisi finanziaria? Riuscite a immaginare la sua fronte aggrottarsi per la preoccupazione, per l’angoscia, per la difficoltà di scegliere tra la pace e la guerra? No, un tipo alla Clooney, nella mente del pubblico, garantisce sempre il lieto fine. E questo, purtroppo, in politica e nella vita nessuno può prometterlo. Caro George, il tuo è il regno della finzione e del sogno, evita di scendere troppo sulla terra, Abbiamo bisogno di miti, non di ex attori che fanno i politici.